Brano: [...]no assai scarsamente interessati. Nel complesso queste realizzazioni non hanno destato le masse dall'apatia. In altri termini, tutto ciò che é stato compiuto a partire dal 1947 non é giunto a creare quel dinamismo o quel senso di partecipazione a un'avventura comune che, in un paese con i problemi dell'India, sembra preliminare a qualsiasi progresso reale.
Quali sono i motivi ?
Non molto tempo fa mi furono fatti visitare i due reattori atomici indiani, a nord di Bombay. Guardano su una splendida baia, e sono moderni quanto qualsiasi altro al mondo. I tecnici che vi lavorano sono giovani indiani dinamici e preparati, visibilmente orgogliosi dei loro impianti. Ma sulla via del ritorno, a solo un paio di chilometri di distanza, capitai in mezzo a un gruppo di intoccabili che oziavano di fronte alle loro miserabili baracche. Quando mi avvicinai loro con la macchina fotografica in mano, uno si prostrò di fronte al mio accompagnatore indiano. A quel che sembra lo prese per un funzionario comunale, e lo implorò di non fare scacciare il loro gruppo da quegli alloggi poco invidiabili.
In un'altra occasione ho veduto all'opera i medici che dirigevano l'azione antimalarica a Uttar Pradesh. Mi[...]
[...] un problema ancor maggiore restava irrisolto. Inoltre, nella maggior parte di simili situazioni solo la soluzione del problema maggiore avrebbe consentito di trarre vantaggio dell'aver risolto il prima, il minore.
In realtà, più rifletto alle mie impressioni sull'India di oggi, più sento che a rimanere irrisolti sono i problemi base. Sono convinto ogni giorno di più che proprio perché si é trascurato di affrontare questi problemi di base tanti indiani sentono che le incontestabili realizzazioni degli ultimi dodici anni ben poco hanno fatto per mutare la loro condizione.
Senza dubbio l'India può esibire risultati impressionanti. Malgrado le previsioni pessimistiche del 1947, il paese « ha funzionato ».
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Il primo piano quinquennale si é concluso con successo. Anche se la base agricola si é mossa solo con molta lentezza nella direzione del progresso industriale, il reddito individuale ha subito un modesto incremento. Le dighe e le fabbriche moderne sono state costruite senza epurazioni, senza lavaggi del cervello e senza pass[...]
[...]ividuale ha subito un modesto incremento. Le dighe e le fabbriche moderne sono state costruite senza epurazioni, senza lavaggi del cervello e senza passione xenofoba. Il prestigio personale del Pandit Nehru, accresciuto dalle circostanze della guerra fredda, ha consentito all'India di giocare un ruolo internazionale sproporzionato alla sua forza reale. Il meccanismo democratico é stato trapiantato in un ambiente sociologico ostile e i parlamenti indiani hanno funzionato come fedeli repliche di quelli occidentali.
Gradualmente l'Occidente ha accettato l'idea che l'India è l'ultima carta che gli resta in Asia. Il suo esperimento di pianificazione attraverso la persuasione é giunto a farsi considerare come l'alternativa — per tutti i paesi sottosviluppati — alla pianificazione cinese, svolta attraverso la forza. Sebbene il progresso materiale in India sia stato manifestamente più lento, la soluzione indiana appare ancora preferibile al metodo cinese, in termini di libertà e per il suo crescere organico, costruito sul consenso. E a coloro che a[...]
[...]sottosviluppati — alla pianificazione cinese, svolta attraverso la forza. Sebbene il progresso materiale in India sia stato manifestamente più lento, la soluzione indiana appare ancora preferibile al metodo cinese, in termini di libertà e per il suo crescere organico, costruito sul consenso. E a coloro che avvertivano che il tasso di sviluppo indiano era pericolosamente superato da quello cinese, si poteva convenientemente rispondere che per gli indiani il corpo é meno importante dell'anima.
Attraverso questo processo si é composto il quadro di ciò che potremo definire « l'India ufficiale ». Eppure questo quadro ufficiale, alquanto lusingatore, ha eclissato il quadro di quell'altra e meno nota India, con i suoi vergini problemi di base.
Questi problemi di base son tutti connessi ad uno dei seguenti tre fattori fondamentali. Il primo é l'utilizzazione produttiva della sovrabbondante manodopera indiana. Il secondo é un metodo che possa condurre alla creazione, la più rapida e la più a buon mercato possibile, di industrie adatte alle necessit[...]
[...] a questo tipo
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di ventilazione, il deputato che aveva sollecitato l'informazione con interpellanza al ministro, immediatamente passe) all'attacco. Perché si tollerava ancora il sistema dei punkah — domandò furibonda — che era evidentemente un « relitto dell'imperialismo»?
A parte l'aspetto umoristico della cosa, trovai tristemente sintomatico questo episodio parlamentare. Che l'energia muscolare di 724 indiani andasse perduta in un'attività tanto sterile mentre nel paese restavano tante cose urgenti da fare, non fu osservato durante il dibattito.
Secondo stime degne di affidamento oltre un terzo dell'immensa popolazione agricola dell'India é sottoccupata o del tutto priva di lavoro. Due piani quinquennali non hanno portato la minima differenza per quanto riguarda la disoccupazione di massa in tutto il paese. Al contrario: grazie alla lotta vittoriosa contro le epidemie, si ritiene che la popolazione indiana cresca, anziché di cinque, di sette milioni all'anno. L'India non ha assolutamente il mezzo[...]
[...]n maggior numero di operai, e lascerebbero libere le industrie moderne e costose di dedicare la maggior parte della produzione al compito di mantenere l'indice di industrializzazione affidandosi sempre meno ad attrezzature importate. E qui ancora l'esempio cinese offre utili ammaestramenti.
Ma é l'aver trascurato di affrontare il problema dell'agricoltura che minaccia più immediatamente il progresso ulteriore dell'India.
Lo stato dei contadini indiani é stato descritto più volte. Decenni di malnutrizione, di sfruttamento, di debiti, uniti all'impoverimento di un suolo assetato d'acqua e di concimi chimici, hanno reso la produzione agricola indiana pietosamente bassa perfino in confronto dei risultati dei suoi vicini asiatici. Di fatto, occorre un lavoro undici volte superiore per produrre una tonnellata di frumento in India che in Gran Bretagna. Eppure, nel 1956, una missione della Banca Mondiale stimò che la produzione agricola indiana potrebbe crescere da tre a cinque volte. Ma per raggiungere questo sviluppo il contadino indiano dovrebb[...]
[...]a portata », questa é l'allarmante conclusione.
Un uomo politico indiano di opposizione mi ha riassunto così il problema: « I nostri parlamenti sono pieni di proprietari fondiari e di usurai, o di gente che rappresenta i loro interessi. Come ci si pub attendere che essi promulghino l'abolizione dei propri stessi privilegi? ». Forse questa é una generalizzazione ingiusta. Ma é sintomatica della delusione che, in numero rapidamente crescente, gli Indiani interessati ai fatti pubblici nutrono rispetto al proprio regime parlamentare. La frustrazione e l'apatia sono il loro verdetto rispetto a un sistema che ha evitato di affrontare i problemi fondamentali del paese e che, dopo sette anni di modernizzazione pianificata, sembra conduca l'India verso la carestia generale.
La democrazia parlamentare é sopravvissuta nell'Asia sudorientale finché un partito dominante ha potuto continuare a svolgere il ruolo dell'autorità imperiale, sottratta ad ogni rivendicazione. Tale partito possedeva un prestigio derivantegli, di norma, dalla liberazione naziona[...]
[...]prezzi delle materie prime, e subentravano i dittatori. Questo é accaduto nei paesi dell'Asia sudorientale, uno dopo l'altro, negli ultimi due anni. Il Pakistan e la Birmania, i due vicini dell'India, non hanno fatto eccezione. L'India resta l'ultimo paese in quest'ambito geografico che possieda ancora un regime parlamentare funzionante.
Ma il monopolio del potere da parte dei Parlamentaristi é sfidato oggi sempre di piú. Già in uno degli stati indiani il potere
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é sfuggito loro dalle mani. Il principale architetto della democrazia indiana invecchia, e il problema della successione domina la scena politica. In queste circostanze qualsiasi scossa inattesa può far precipitare, anche in India, la tendenza a forme autoritarie di go verno. Senza dubbio una carestia grave costituirebbe una simile scossa: e se poi coincidesse con la scomparsa di Nehru dalla scena politica, potrebbe sorgere il problema : davanti a quale alternativa di regime politico si troverebbe l'India nel prossimo futuro?
Per ora non é in vista nessun militare [...]
[...]nte, una volta ancora, ne beneficerebbero i comunisti.
Sia nell'ambito parlamentare sia attraverso un lavoro di penetrazione sotterranea, i comunisti in questa situazione potrebbero riuscire a mobilitare tanto il latente risentimento antioccidentale, quanto l'opposizione a prendere partito nella guerra fredda, quanta lo scontento per gli eccessi del sistema della libera iniziativa in una società largamente inegualitaria. In tal modo i comunisti indiani potrebbero trovarsi un giorno alla testa di un'ampia coali
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zione di scontenti, godendo inoltre di tutte le possibilità ulteriormente offerte dalle caste, e dalle rivalità linguistiche e regionali.
Ovviamente tutto ciò é pura supposizione. Con certezza si può solfanto affermare che un certo numero di fattori misurabili — primo fra tutti l'incremento demografico — porrà fra breve l'India di fronte a decisioni gravi; e che le omissioni di questi ultimi dieci anni rendono improbabile che la democrazia parlamentare, nella sua forma attuale, possa sopravvivervi.
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[...]to rapporto decisivo tra i due mondi ? In ogni albergo in cui ho soggiornato in India ho incontrato tecnici russi dalle spalle quadre, che costruiscono cose di ogni genere in ogni angolo del paese. Perfino nelle città più insignificanti esistono librerie che squadernano una quantità di riviste e di opuscoli splendidamente illustrati, pieni di descrizioni infuocate delle più recenti conquiste dei paesi comunisti. Annunci pubblicitari nei giornali indiani offrono voli a Parigi e Londra via Tachkent, osservando che oggi é quella la via più breve. E, parlando dei problemi economici delle aree depresse, il più influente economista indiano mi ha assicurato che il mondo comunista era più genuinamente interessato dell'Occidente ad aiutarli, se non altro per indebolire l'influenza occidentale in quelle regioni.
È difficile aprire un giornale in Giappone senza trovare articoli dettagliati sulle ultime realizzazioni cinesi. Ogni giorno par
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tono delegazioni per Mosca e Pechino. Ho incontrato infermiere che avevano visitato gli ospedali[...]